Il Palazzo Marino, sede dell’amministrazione comunale dal 19 settembre 1861, porta con sé una storia secolare, tra momenti belli e altri meno belli, tra grandi traguardi e difficoltà nella sua gestione. Dietro c’è Tommaso Marina, discendente di una avventata famiglia genovese di commercianti già in affari con la città di Milano nel primo Cinquecento. Spinto da ego e forte ambizione, Tommaso decise intorno al 1550 di erigere un palazzo magnificente, la cui funzione sarebbe stata quella di consacrare il suo valore dinanzi al popolo, di certificare l’elevato status raggiunto. 

Le prime prove documentali di acquisti di proprietà da famiglie milanesi, in previsione dell’inizio dei lavori, risalgono al 1553, ma solo al 1557 appartengono le annotazioni sicuramente relative alla costruzione del palazzo, e al nome dell’architetto scelto: Galeazzo Alessio, perugino d’origine, ma da tempo residente a Genova, dove si prendeva cura dei progetti di palazzi e ville della nobiltà locale. 

 

Una nuova espressione artistica

Con una investitura così importante, Tommaso Marino intendeva puntare ai massimi vertici dell’espressione artistica di quel periodo. La zona interessata è figlia di approccio lungimirante. Difatti, da lì ad alcuni anni entrerà pienamente tra le più significative per la Milano del XVI secolo: Leone Leoni, affermato artista dell’epoca, costruirà dal 1565 la sua abitazione, la Casa degli Omenoni; e i Gesuiti, dal 1569, la chiesa di S. Fedele. 

Il Palazzo Marino, concepito da Alessi, sfuggiva alle correnti classiche, era una prima assoluta per Milano. In linea con le caratteristiche produzioni genovesi, era coperto da terrazze e non da tetti; libero sui quattro lati, era organizzato attorno a due ambienti principali: il cortile d’onore e il grande salone, elevato su due piani e, insolitamente, collocato al pianterreno. Per quanto riguarda gli esterni Alessi optò a favore di un partito sobrio, in stile romano e michelangiolesco, con qualche citazione da Palazzo Farnese; altrettanto sobrio è il cortile d’onore, situato al piano terreno.  

 

Il pittore Galeazzo Alessi

Un cambio radicale lo segnalò il loggiato del piano sovrastante, in cui Galeazzo Alessi attinse al suo enorme talento di sapiente decoratore, forse ispirato alle ultime opere romane del pittore Perin del Vaga: sfingi, erme, festoni a motivi vegetali, mascheroni, mensole zoomorfe coprivano l’intero spazio disponibile; una serie di bassorilievi narrava al primo ordine le gesta di Ercole e, al secondo, storie mitologiche tratte dalle Metamorfosi di Ovidio. Un’impronta conferita al fine di evidenziare la spaccatura dalla tradizione costruttiva lombarda di età sforzesca. Il repertorio proposto da Galeazzo Alessi farà scuola all’architettura lombarda del secondo Cinquecento.

A Tommaso Marino interessava che il palazzo costituisse il fulcro di una vera opera di rinnovamento urbanistico. Ma rimase appena un sogno, poiché le gravi difficoltà del finanziere resero impossibile dare seguito ai piani precedentemente stabiliti e addirittura la costruzione dello stesso Palazzo Marino venne sospesa. Superato il periodo complicato, nel 1561 ripartirono i lavori, ma quando, undici anni dopo, morirono a pochi mesi di distanza sia Tommaso Marino che Galeazzo Alessi, l’edificio era ancora incompiuto. m

Venduto allo Stato dagli eredi di Marino per far fronte agli ingenti debiti accumulati dal banchiere, il palazzo sarà completato solo alla fine dell’Ottocento, nel 1886, con un intervento di restauro di Luca Beltrami, che scatenò accese polemiche. Per la fronte progettata ex novo e, a maggior ragione, per l’apertura di un nuovo ingresso che dalla piazza della Scala doveva dare il diretto accesso al cortile. Insomma, la campagna promossa da Beltrami sconfessò totalmente il credo del precursore Alessi. L’orientamento mutò radicalmente. 

 

1943 l’anno dei bombardamenti

I bombardamenti nell’agosto del 1943 colpirono duramente Milano, provocando danni immani pure al Palazzo Marino, e in particolar modo al salone d’onore. È perduto il grande affresco della volta con le Nozze di Cupido e Psiche, che avevano eseguito attorno al 1570, con la collaborazione di Aurelio Busso, i genovesi Andrea e Ottavio Semino. Si persero poi i bassorilievi a stucco con storie di Perseo e, soprattutto, gli interni sontuosi pensati da Galeazzo Alessi per il suo pretenzioso committente. 

 

Nonostante le conseguenze riportate, le parti delle volte in stucco permisero di ricavare i calchi e ripristinare l’intera decorazione di un tempo. Questo ambiente, chiamato Sala Verde dalla colorazione del damasco alle pareti, è anche conosciuto come Sala Matrimoni, poiché nel luglio 1953 venne celebrato qui il primo rito civiln della storia di Milano. 

 

Palazzo Marino offre un servizio di visite guidate gratuite, durante le quali personale comunale qualificato accompagna all’interno della struttura. È permesso ammirare: Sala Alessi, Sala degli Arazzi, Sala del Consiglio Comunale, Sala Gialla, Sala Marra o Verde, Sala dell’Orologio, Sala della Resurrezione, Sala delle Tempere, Sala della Trinità, Sala dell’Urbanistica, il Loggiato e il Cortile d’onore. 

 

Contatti Palazzo Marino

Per fissare un appuntamento è disponibile la pagina apposita sul sito del Comune del Milano. L’indirizzo è Piazza della Scala n. 2, raggiungibile comodamente con la metro tramite le linee M1 (rossa – fermata Duomo) e M3 (gialla – fermata Montenapoleone). In alternativa è possibile trovare diversi percorsi anche in tram sul sito di ATM (www.atm.it).

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